DI SILONE, A MODUGNO: NICOLA MAGRONE E PAOLO PANARO

 

nicola magrone a pescina 1 MERCOLEDI 18 DICEMBRE 2013, CON NICOLA MAGRONE E PAOLO PANARO, SI CONCLUDE A MODUGNO IL CICLO DI INCONTRI

“USCITE DI SICUREZZA”


PROMOSSO DALL’ASSESSORATO ALLA CULTURA

Chiesa del Purgatorio, piazza Sedile, Modugno, ore 18.30

Nicola Magrone, magistrato e Sindaco di Modugno, parlerà di Ignazio Silone, lo scrittore che, com’è noto, si definiva «un socialista senza partito e un cristiano senza Chiesa».
L’attore Paolo Panaro leggerà testi di Ignazio Silone. paolo panaro

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“Quello che mi interessa sono i rapporti con le cose, i rapporti in cui le cose si rivelano e con le quali si tengono e formano il mondo”

silone museo pescina “L’occasione propizia, il buco nero provvidenziale che permette di passare da una serie di circostanze divenute insopportabili a una nuova vita, piena di opportunità”. Per Ignazio Silone è questa l’ “Uscita di sicurezza”: ne parla in una sua opera del ’65 che contiene racconti autobiografici e riflessioni personali. A molteplici “uscite di sicurezza”, buchi neri provvidenziali, è stato dedicato a Modugno il ciclo di incontri che si chiude mercoledì 18 dicembre con Nicola Magrone, magistrato e sindaco di Modugno, che parlerà appunto di Ignazio Silone. Insieme con lui, parteciperà all’incontro l’attore Paolo Panaro che leggerà passi da “Uscita di sicurezza”.

Silone nella sua opera indica una responsabilità senza alibi. “Il bisogno di verità e di sincerità che mi ha allontanato dalla politica dei partiti è l’impulso principale che mi sostiene nel lavoro letterario. Non solo non ho voluto ritrattare niente del mio non conformismo politico precedente, ma credo di averlo approfondito molto, di avergli dato un contenuto che lo rende inconciliabile e irriducibile a tutti i compromessi”.

nicola magrone a pescina

In Uscita di sicurezza, Silone ripercorre le tappe della sua militanza politica, a partire dagli avvenimenti che ne qualificarono la sostanza. Una serie di fatti che stigmatizzano, senza speranza, il destino che riserva sistematicamente l’ingiustizia ai deboli e il diritto all’impunità ai ricchi. Silone racconta delle sue “uscite di sicurezza”, dall’incontro con Don Orione all’avventura che lo vede percorrere le tappe della carriera politica, fino ai vertici del Partito comunista italiano, ai problemi nei suoi rapporti con la dirigenza, per gli ordini che venivano da Stalin.

“Preferisco chiamare gatto un gatto, cane un cane, radice una radice. Quello che mi interessa sono i rapporti con le cose, i rapporti in cui le cose si rivelano e con le quali si tengono e formano il mondo. […] Amo questo mondo per l’odio che provo per l’altro, quello che è equivoco, confuso, retorico, parassitario, mondo di parata e di apparenza, mondo di valori falsi, che vive di monete false. Il mio lavoro contiene prima un giudizio, poi una spiegazione, infine una rappresentazione. […] La propaganda non è un mio scrupolo”.

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