L’IMPRESA ED IL RISCHIO DI UN COMIZIO A MODUGNO – Il Taccuino elettorale di Francesca Di Ciaula

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LA PIAZZA DELLA VERGOGNA. Automobili occupano tutto, strillano, si muovono, tornano indietro, “sgommano” nello stile dei bulli di quartiere, niente elettricità per gli amplificatori (l’ufficio della Pro Loco al servizio dei potenti, oculatamente chiuso per impedire la fornitura di energia), giochi pirotecnici di ben individuata provenienza che impauriscono i presenti, lanciati nella stessa piazza tra i piedi delle persone e sulle loro teste, e annullano, nel loro fragore, le parole di chi tiene il comizio.  Il tutto, sotto lo sguardo impotente di qualche vigile smarrito lasciato da solo; la forza pubblica assente. Il prossimo comizio della coalizione che sostiene Magrone si vedrà di farlo a Beirut. L’AGONIA SQUADRISTICA DEL POTERE.

Può un comizio elettorale, chiesto e ottenuto attraverso tutte le regolamentazioni che disciplinano la campagna elettorale, essere specchio della precaria legalità di questo paese?

Automobili parcheggiate in piazza Sedile, l’impossibilità di utilizzare una presa per la corrente elettrica per l’amplificazione, un’automobile parcheggiata e strillante sotto la postazione da cui il candidato sindaco Magrone sta parlando, due persone che tentano di mettere in moto l’auto e si esibisce in girovolte rocambolesche pur avendo di fronte tanta gente ferma ad ascoltare, due vigili che per fortuna ma senza entusiasmo corrono a fermarli, il candidato costretto ad interrompere il suo discorso, i fuochi di artificio (su di una strada pubblica e senza alcuna garanzia per la sicurezza pubblica) sulla testa della gente ferma in piazza e spaventata, le parole del candidato coperte dal rumore assordante dei fuochi di artificio. Può succedere anche questo in un paese preso dallo stordimento di ripetute abdicazioni al rispetto delle regole.

Sabato 11 maggio, al comizio di Nicola Magrone, candidato sindaco per questo Comune la si poteva toccare con mano questa precarietà della legalità, un paese dove si fa fatica a stare insieme in una piazza per condividere idee. Lo abbiamo toccato con mano quando si attendeva l’annuncio delle nuove consultazioni elettorali, lo tocchiamo con mano anche in questa campagna elettorale.

Modugno, un paese dove si fa fatica a parlare dei suoi mali, dove parlarne significa essere tacciati di giustizialisti e opportunisti, un paese dove è meglio tacere e afferrare qua e là sempre in ristretti gruppi, la notizia di turno che riguarda il paese e la sua amministrazione.

Sembra difficile per i cittadini persino disabituarsi a questo stato di cose, disabituarsi alla politica del malaffare, a quella dei gruppuscoli e degli amici “e degli amici degli amici” per ricordare le parole di un grande piccolo uomo, Peppino Impastato. Il paese del “così è, lo sappiamo”, dei semplice “speriamo che vada meglio”, mentre tutti sappiamo che il paese ha intrapreso una china spaventosa.

In questa campagna elettorale un candidato sindaco ha motivato la sua candidatura con la propria voglia di superare contrapposizioni e schieramenti. Eppure la storia recente del paese ci insegna che non ci sono mai stati schieramenti e contrapposizioni da queste parti, bensì un partito unico degli accomodamenti e degli abbracci. Lo ha ricordato Nicola Magrone: Modugno è stata pista aperta, sperimentazione di quel grave fenomeno, oggi ripetuto dal Governo nazionale, che è l’assenza di opposizione nell’ambito di sedi istituzionali rappresentative. Uno schiaffo alla democrazia, ai cittadini che andando alle urne hanno creduto che il voto fosse una scelta di campo. Ancora una volta questa sembra la buona e comoda politica, gli abbracci non mancano nemmeno in questa campagna elettorale. Italia Giusta vuole lavorare con tutti per il bene del paese ma su posizioni precise e ferme. Da dove partire? Dalla legalità, dal rispetto delle regole, dall’attenzione alla gente che il paese vive. [F.D.]

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