PORTO TORRES E’ LI’, SOTTO L’ANTENNA. UN CORPO DI REATO

HPIM1237.JPGPORTO TORRES E’ LI’, SOTTO L’ANTENNA. UN CORPO DI REATO. Taccuino elettorale di Francesca Di Ciaula –
Porto Torres è lì, il palazzo che ospita l’antenna è un monumento all’incuria e alla devastazione urbanistica. Qui leggi i segni di una storia di aggressioni al paese, nella facciata grezza col nudo mattone e al suo fianco quel mostro annerito e vuoto, il suo mancato tentativo di aggrapparsi alla costruzione preesistente, le sue armi spuntate: l’armatura in acciaio e i pilastri a metà, ennesimo progetto di cementificazione, segno dell’illegalità mascherata da concessioni edilizie, che a volte emergono nella forma di un relitto, UN CORPO DI REATO, dice Nicola Magrone.

Al riparo dal sole di mezzogiorno, all’ombra dell’unica tipologia di arredo urbano che il posto concede, un palazzo a sei piani, il candidato sindaco Nicola Magrone, microfono in mano, si rivolge ai residenti del complesso modugnese di Porto Torres affacciato sulla statale 96, ennesimo esempio di quella proliferazione urbanistica di palazzine e appartamenti che hanno accerchiato e anche invaso questo paese, una storia lunga più di trent’anni.

Il candidato sindaco parla con la fatica che si legge sul viso, nel tentare di superare in decibel parole e suoni provenienti da un’ emittente radiofonica. Solo allora ti rendi conto della portata di quell’altro elemento presente sulle nostre teste: l’enorme antenna, che dall’alto del palazzo di fronte, sovrasta minacciosa i tanti appartamenti e le vite delle famiglie che qui vivono. Le onde elettromagnetiche qui ti attraversano e le puoi captare a volo di moscerino.

Di fronte a noi il palazzo che ospita l’antenna è un monumento all’incuria e alla devastazione urbanistica. Qui leggi i segni di una storia di aggressioni al paese, nella facciata grezzacol nudo mattone e al suo fianco quel mostro annerito e vuoto, il suo mancato tentativo di aggrapparsi alla costruzione preesistente, le sue armi spuntate: l’armatura in acciaio e i pilastri a metà, ennesimo progetto di cementificazione, segno dell’illegalità mascherata da concessioni edilizie, che a volte emergono nella forma di un relitto, un corpo di reato.

I residenti del complesso raccontano al candidato sindaco anni di rimostranze in atti di denuncia al Comune dello stato del complesso con le strade dissestate dalle radici degli alberi che hanno rimodellato il manto di asfalto e altro e altro ancora. Parlano di un ostacolo forte che ha impedito qui ogni intervento: qui tutto è proprietà privata e di questo a quanto pare il Comune di Modugno si è fatto scudo.

Ad inoltrarsi nel complesso sull’asfalto logorato da buche e crepe, non puoi fare a meno di scorgere un grande cartello legato al tronco di un alto pino. Il cartello è scritto a mano a caratteri rossi e avverte del pericolo della caduta dell’albero, decretando un divieto di sosta per le auto. Infatti sono liberi solo due posti auto all’ombra del pino, come se fosse certa la direzione in cui potrebbe cadere. Il pericolo è reale, è già successo: un albero si è schiantato per terra e le tracce sono visibili più in là in un cumulo di asfalto e terra e cordoli scomposti.

Qui non tutto il costruito è stato venduto. Un’intera palazzina, una di quelle a ridosso del muro di cinta che confina con la linea ferroviaria delle FAL, è disabitata. L’intero complesso l’hanno costruito su questo pezzo di terra tra la statale e la ferrovia con la credenziale di quel progetto, idea-bandiera delle precedenti amministrazioni, dell’interramento della linea ferroviaria. Delle attività commerciali di un tempo è scomparsa ogni traccia e chi qui ha comprato oggi vede deprezzato il proprio investimento di vita. La periferia qui è diventata sempre più periferia, un luogo ai margini di servizi, un posto poco sicuro per i giochi dei bambini, specchio della parcellizzazione del tessuto urbano modugnese, cresciuto a pezzi, pezzi di cemento e tra un pezzo e l’altro il vuoto, campi incolti, bretelle di reti stradali e asfalto e tra tutto questo isole con palazzi-contenitori di spazi di vita. [f.d]

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